“Un gruppo di questo genere si pone al crocevia tra il gruppo primario (famiglia), i gruppi secondari e il corpo sociale; farne parte consente a un giovane di elaborare un’esperienza fondamentale se teniamo conto che “tra la vita intima (quella della coppia o del raccoglimento solitario)” – dimensioni che attraggono e spaventano gli adolescenti – “e la vita sociale (retta dalle rappresentazioni e dalle istituzioni collettive)” – rispetto a cui gli adolescenti oscillano da posizioni di iperadattamento a rifiuti o rigetti – “il piccolo gruppo può fornire uno spazio intermedio che ridà vita ai legami e regola le indispensabili distanze tra l’individuo e la società” (D. Anzieu e J.-Y. Martin 1986, p. 5)….

Per queste ragioni, la psicoterapia in un gruppo di coetanei, setting in cui si realizza spontaneamente lo spazio psichico allargato (P. Jeammet 1980) di cui l’adolescente ha bisogno per esternalizzare alcune funzioni del suo apparato psichico in difficoltà, risulta essere un trattamento particolarmente efficace per i giovani. In questo contenitore, infatti, i ragazzi trovano un impulso significativo al processo di soggettivazione/individuazione e una facilitazione ai movimenti che portano alla nascita di uno spazio psichico personale in cui nuovi legami si costruiscono, quelli vecchi si trasformano, i vissuti di continuità e stabilità si modulano, integrano e articolano con quelli di differenziazione. Un soddisfacente lavoro di gruppo stimola e accompagna l’elaborazione della complessità relazionale e narcisistica e sostiene i cambiamenti che portano a sentirsi in modo unitario e plurale: “essere uno ed essere molti” (R. de Polo 2007, p. 171) allo stesso tempo; acquisizione che si raggiunge trovando una risposta personale alle domande: “Chi sono?”, “Sono un uomo o una donna?”. “Da dove vengo?”, “Chi mi ha generato e come?”, “Qual è la mia funzione del mondo?” e prelude all’edificazione di “una sorta di architettura interna che costituisce la base sicura per l’individuo” (ivi, pp. 31-32)”.
Anfilocchi S. (2021), I gruppi aperti, in “Una stanza tutta per me. Manuale di psicoterapia psicoanalitica dell’adolescente”, a cura  di G. Pellizzari e A. A. Moroni, Mimesis, Milano, pag. 159-160